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Cosa si mangia il Mercoledì delle Ceneri: cibi concessi e vietati

Cosa si mangia il Mercoledì delle Ceneri? Il digiuno, da tempo, è solo parziale: scopriamo gli alimenti concessi e quelli vietati.

donna che affetta verdure in cucina

Il Mercoledì delle Ceneri arriva subito dopo i bagordi del Carnevale e dà inizio alla Quaresima, ossia il periodo che precede la Pasqua. Un tempo, in questo giorno assai particolare che ricorda la precarietà della vita si digiunava, mentre oggi si portano in tavola solo determinati cibi. Una forma di penitenza, un modo per allontanarsi dai piaceri della tavola, ma anche un’occasione per vivere un raccoglimento spirituale più profondo. Scopriamo cosa si mangia in Italia il giorno seguente il martedì grasso.

Cosa si mangia il Mercoledì delle Ceneri

Un tempo, con il Mercoledì delle Ceneri iniziava il cammino di penitenza dei fedeli, che si concludeva la mattina del Giovedì Santo con l’assoluzione di tutti i peccati. In questa particolare giornata, i credenti praticavano il digiuno, ma con il passare del tempo le regole sono cambiate. Le ceneri ("Polvere tu sei e in polvere tornerai", Genesi 3,19) simboleggiano sempre la precarietà della vita terrena, ma sul piano alimentare la Chiesa ha deciso di prescrivere il digiuno parziale e l’astinenza dalle carni.

I fedeli, infatti, sono chiamati a consumare un solo pasto quotidiano, il pranzo o la cena. La colazione, è bene sottolinearlo, è sempre concessa. Questo digiuno parziale interessa tutti i credenti dai 18 ai 60 anni, a meno che abbiano problemi di salute. L’astinenza dalle carni, invece, parte dai 14 anni e prosegue fino al termine della vita. Per quanto riguarda la scelta dei cibi da portare in tavola, fino al XX secolo nella lista degli alimenti proibiti c’erano tutti i derivati dalla carne, compresi uova e latticini. Oggi non è più così, si consiglia per lo più l’astensione dalla carne e da tutte le pietanze troppo costose, raffinate o elaborate.

Prima di vedere cosa si può mangiare il Mercoledì delle Ceneri c’è un’altra precisazione che vale la pena fare. Un tempo, anche se oggi la realtà è completamente diversa, la carne era considerata cibo da ricchi, mentre il pesce era alla portata di tutti. Inoltre, era opposto anche l’aspetto sociale di alimenti di questo tipo. Per rendere l’idea, prendiamo in prestito le parole di San Tommaso d’Aquino che nella sua Summa Theologia sottolinea il piacere legato al consumo della carne rossa. Quest’ultima non è soltanto più nutriente, ma è anche una goduria per il palato. Di conseguenza, eliminarla dalla tavola significa dimostrare di essere disposti al sacrificio, alla penitenza.

Nel giorno delle Ceneri, quindi, si fa colazione e poi si consuma un pasto unico, che sia la cena o il pranzo poco importa. Per quanto riguarda la scelta degli alimenti, la carne è sempre vietata. Non fanno eccezione né il pollame e né tantomeno la cacciagione. Il pesce, invece, è concesso, ma considerando che oggi ha un costo esagerato, si dovrebbero scegliere varietà a buon mercato. Per intenderci, portando in tavola un’aragosta al posto di uno spezzatino di maiale non si fa alcuna ‘penitenza’, anzi. È consigliato limitare anche il consumo di uova e latticini, mentre sono tranquillamente concessi tutti i legumi, i cereali, le verdure e la frutta.

Un’altra raccomandazione riguarda il metodo di cottura. In questo particolare Mercoledì, bisogna portare in tavola solo pietanze poco elaborate, piatti umili e semplici. Le ricette fantasiose e ricche devono essere riservate a un’altra ricorrenza, magari proprio la Pasqua che per i credenti ha grande importanza. In sostanza, il cibo che assumete deve consentirvi di arrivare a fine giornata e non appagare il palato. Quanti lavorano o hanno ritmi frenetici possono consumare due spuntini nell’arco delle 24 ore, sempre leggeri e non troppo impegnativi.

legumi

Mercoledì delle Ceneri, tra eccezioni e ricette della tradizione

Come avrete facilmente intuito, il Mercoledì delle Ceneri deve essere considerato come un giorno frugale e privo di eccessi, alimentari e non. I legumi, che siano fagioli, lenticchie o ceci, sono i grandi protagonisti. Non soltanto perché rappresentano i piatti poveri per eccellenza, ma anche perché vantano proprietà nutritive importanti, che consentono di affrontare senza troppi problemi il digiuno. Dalla zuppa di orzo con borlotti alla zuppa di cavolo nero e lenticchie, passando per la zuppa di ceci e la ribollita: avete l’imbarazzo della scelta. Volendo, potete optare per pasta e fagioli, pasta e ceci o un altro condimento a base di verdure.

Tante opzioni anche per i secondi piatti vegetariani semplici: dalla torta salata di verdure alle polpette di lenticchie, passando per il polpettone di ceci e la ratatouille con fagioli rossi. In alternativa, potete puntare su alcuni cibi vegani a buon mercato, come il tofu o il seitan, sostanziosi e saporiti anche se conditi con semplice olio extra vergine di oliva. Se, invece, preferite il pesce, dovete sceglierne uno economico. Al giorno d’oggi è complicato trovarlo, ma in linea di massima le varietà che costano meno sono: aringhe, tonno, sardine, alici, sgombro, trota, merluzzo o baccalà, triglia e sugarelli.

Pensate che l’aringa è la protagonista della Zena dèa Rènga della zona di Treviso, soprattutto del comune di Vittorio Veneto. Qui, nel giorno delle Ceneri, è d’obbligo cenare con pietanze a base di questo pesce. È una tradizione che affonda le radici in leggende tramandate di generazione in generazione, alcune delle quali hanno più credito delle altre. Si racconta che durante la notte del martedì grasso del 1499, mentre in terra veneziana si stava celebrando la fine del periodo carnascialesco con ricchi banchetti, un gruppo armato dell’esercito turco-ottomano provò ad avvicinarsi alla città lagunare. Fortunatamente, i loro attacchi vennero sventati e il giorno seguente si organizzarono pranzi e cene per festeggiare lo scampato pericolo. Dopo i bagordi del Carnevale, però, le dispense erano semi vuote e l’unica pietanza disponibile era proprio l’aringa conservata in vista della Quaresima. Così la popolazione ne prese una parte e si concesse un’ultima festicciola prima di iniziare i quaranta giorni di penitenza.

Ancora oggi, l’usanza della Zena dèa Rènga è molto sentita, tanto che si è estesa a tutto il Veneto e sono diversi i ristoranti che organizzano serate a tema. Dal menù non possono mancare: aringhe in tutte le salse, bigoli in salsa con sarde sotto sale e baccalà. Spostandoci fuori dall’Italia, precisamente in alcuni paesi dell’America Latina, il Mercoledì delle Ceneri fa rima con capibara, che pur essendo un roditore viene accettato perché considerato "carne di pesce". Situazione simile nella zona di New Orleans, dove è concesso il consumo di lucertola.

Le Ceneri, nonostante lo scorrere del tempo, continuano ad avere un’importanza profonda. Qualcuno rispetta sia il digiuno che l’astinenza dalla carne per questioni di fede, altri per tradizione culturale. Ovviamente, ci sono anche persone che non hanno alcun interesse a seguire i dettami della chiesa. A prescindere da ciò, il grande valore di questo giorno particolare lo possiamo rintracciare anche in una curiosa vicenda che coinvolge uno dei fast food più famosi al mondo: McDonald’s.

Nel 1962, Cincinnati, in Ohio, era una città a maggioranza cattolica e, all’epoca, vigeva ancora il precetto di non consumare carne per tutti i quaranta giorni della Quaresima. Per un fast food, un divieto di questo tipo rappresentava un problema economico non indifferente. Lou Groen ebbe così un’idea geniale: proporre un panino al pesce. Studiò a lungo la sua ricetta e il 13 febbraio del 1962, un mese prima dell’inizio della Quaresima, propose il suo Filet-O-Fish. Allo stesso tempo, anche il suo superiore Ray Kroc aveva creato un panino alternativo, con una fetta di ananas fritto e formaggio. A questo punto, la sfida era pronta: avrebbero proposto alla clientela entrambi, facendo entrare nel listino solo la variante più venduta.

Neanche a dirlo, ad aggiudicarsi la vittoria fu il Filet-O-Fish: nel primo giorno in commercio ne vennero venduti 650 pezzi, contro i 6 del panino all’ananas fritto. Successivamente, la specialità di Groen si è trasformato nel Mac Fish e ancora oggi viene venduto da McDonald’s con questo nome. Tra l’altro, mai scelta fu più azzeccata visto che rappresenta una valida alternativa per tutti i clienti che, per motivi religiosi o per scelta, non consumano carne.

aringhe affumicate su carta marrone

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